Manifesto per la felicità: come passare dal ben-avere al ben-essere

Manifesto per la felicità  è un libro veramente interessante dedicato alla “misura” della felicità; scritto da Stefano Bartolini che insegna Economia politica ed Economia sociale presso la facoltà di Economia Richard M. Goodwin dell’Università di Siena e autore di numerosi saggi di successo internazionale.

Bartolini

Un approccio scientifico allo studio della felicità

Il tema della felicità è stato affrontato in modo scientifico in questo bellissimo saggio e quello che emerge  è veramente importante : la felicità è diventata misurabile  e sono stati inventati diversi modi di misurarla.

Questa è stata una vera rivoluzione perchè il poterci lavorare in modo scientifico ci ha dato delle indicazioni molto precise su cosa ci rende felici e su cosa ci rende infelici.  L’indagine scientifica da indicazioni, ad esempio, molto precise sul ruolo del denaro e del rapporto tra denaro e feilcità.   “Gran parte dell’infelicità umana dipende dalla mancanza di relazioni ” afferma Bartolini “e grazie a questi studi sappiamo che le relazioni sociali dipendono molto dall’organizzazione sociale. In un mondo di gente felice crimini e guerre diminuiscono: gran parte dei problemi sociali sono legati all’infelicità della gente.”

 

Bartiolini-felicità

MANIFESTO PER LA FELICITA’: LO STUDIO

Parlare di felicità non è semplice ma Bartolini riesce a farlo con estrema chiarezza partendo da alcuni esempi.
Una suo intevento: Lezione sulla felicità

 

 

Un primo esempio : la relazione tra felicità e prodotto interno lordo negli USA (il paradosso della felicità)

Nel grafico è riportato l’andamento del livello di felicità negli Stati Uniti in un intervallo di 50 anni dal dopoguerra in poi.

Nel grafico le due curve rappresentano il Prodotto Interno lordo negli USA e il numero di americani che si dichiarano felici: il grafico indica che la felicità non va di pari passo con il prodotto interno lordo come si potrebbe pensare. E’ quello cheviene definito “il paradosso della felicità”.

 

grafico1

Ma come si misura la felicità?

Esistono molto modi per misurare la felicità di una nazione: ad esempio la diffusione delle malattie mentali, l’utilizzo di psicofarmaci tra i giovani, l’ utilizzo di droghe e alcool nella popolazione. Quello che è emerso è anche che la crescita economica non è andata pari passo con la cescita della felicità.

Bartolini si sofferma a studiare la società americana dove  è diminuita la solidarietà tra le persone  e sono in aumento forme di violenza quali il bullismo tra i giovani e si assiste anche da una dimunuzione della partecipazione sociale e dei rapporti di amicizia.

Alla domanda sul perchè gli americani lavorano sempre di più e sul perchè sono sempre più infelici la risposta di Bartolini è il disagio relazionale.  La società dei consumi ci ha fatto credere che riempire la nostra casa di gadget ci avrebbe reso felici ma dall’altro lato ci ha reso più soli.

 

Degrado sociale e ambientale: un circolo vizioso

Nessun bambino può più giocare in strada a giocare con gli amici e le esperienze sociali dei bambini sono diminuite a meno che i genitori li prendano e li portino in giro. Quando i rapporti sociali si deteriorano quello che prende piede è l’industria dell’evasione. Anche nei confronti dell’ambiente siamo diventati “spregiudicati”: abbiamo inquinato l’ambiente e scappiamo nei paradisi tropicali per trovare una natura incontaminata che avremmo potuto avere anche in casa nostra. Quindi consumiamo e spendiamo ma per farlo ci servono soldi e lavoriamo di più. Il circolo vizioso è innescato.

 

E in EUROPA?

In Europa le percentuali  di infelicità sono molto più basse.  Ma da dove arriva questa differenza? Se capiamo da dove derivano le differenze riusciremo a capire come avere una società più  felice.

Aluni studi quantitativi sul livello di consumismo della gente hanno evidenziato che le persone consumiste sono meno felici: hanno un rischio di malattie cardio-vascolari più alte e non  un buon affare per chi gli sta attorno:  sono infatti più tendenti ad amicizie strumentali e sono meno generosi, meno empatici e meno operativi. Questo tipo di cultura ha avuto un enorme diffusione negli ultimi trent’anni.

 

 IL RIMEDIO:

Il rimedio è quello di creare spazi di aggregazione in cui le persone possano confrontarsi ed aumentare le loro interazioni. La qualità delle relazioni  è importante e può essere fatto su larga scala anche su decisioni piccolissime che prenderemo.

L’organizzazione urbana influisce sulla felicità delle persone: la piazza è sempre stata il simbolo dell’aggregazione della gente ma il traffico ha distrutto questa possibilità perchè gli spazi comuni sono stati invasi dalle auto.

Anche il modo in cui abbiamo costruito le città è importante e la creazione di nuovi quartieri periferici in cui lo spazio comune non è stato pensato perchè invasi dal traffico. In tante città europee ci stanno già pensando, anche i dovremmo iniziare a farlo.

 

 

 

 

 

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