La tutela del lavoro nell’epoca della sharing economy

Emanuele Dagnino,  laureato all’Università di Como  e ricercator ADAPT, ha fatto un’interessante ricerca per la sua  tesi di laurea dal titolo “Social media e lavoro: profili positivi e problematici connessi all’utilizzo dei social media in ambito lavorativo”.

 Grazie a questa tesi ha vinto un importante premio istituito dal Ministero del Lavoro  in ricordo del giuslavorista Marco Biagi.Dagnino

La sua presentazione:

Il diritto del lavoro nella sharing economy

Uber, BlaBlaCar, AirBnb. La sharing economy è ormai cosa nota tra cittadini e consumatori. A restare in un cono d’ombra è invece la figura del lavoratore. Gli autisti Uber sono dipendenti della società o piccoli imprenditori?

Chi affitta una stanza di casa con AirBnb, è un albergatore? E chi condivide una porzione della cena online, è da considerarsi alla pari di un ristoratore? Agli interrogativi sulla natura dei rapporti di lavoro della sharing economy ha provato a rispondere Adapt con lo studio Uber law: prospettive giuslavoristiche sulla sharing/on-demand economy di Emanuele Dagnino.

A partire dagli Stati Uniti, e di riflesso in Europa, la discussione sull’economia della condivisione verte sulla definizione dei rapporti di lavoro creati. Quello prodotto da Uber, AirBnb e BlaBlaCar è lavoro precario, stabile, o autonomo?

Alcune risposte
Per poter applicare la legislazione in materia di diritto del lavoro  occorre capire se il lavoratore è un dipendente o un imprenditore.  Solitamente chi lavora nella sharing economy è un imprenditore o un libero peofessionista ed è quindi è cresciuta la massa di persone che hanno bisogno di nuove tutele in ambito lavorativo.

Quello dei lavoratori della sharing economy è però un mondo eterogeneo: va dagli studenti alla ricerca di un lavoretto per mantenersi agli studi a coloro che hanno perso il lavoro e che sperano, con questi nuovi modi di lavorare, a chi cerca di arrotondare vedendolo come  un secondo lavoro a chi invece lo fa in modalità full-time.

Le prestazioni lavorative sono diverse: da Uber a TaskRabbit agli house restaurant (ad es. Gnammo)  e chi guadagna poco è maggiormente esposto alle problematiche di questo tipo e cioè la creazione di lavori a basso profilo e basso salario.

La possibilità di integrazione del reddito è un vantaggio per coloro che sono alla ricerca di un secondo lavoro come per coloro in cerca di flessibilità il tutto però in cambio di una cessione da parte della tutela lavorativa. Occorre quindi fare una riflessione prima di intervenire a livello legislativo per quanto riguarda il diritto del lavoro e sui suoi confini visto che il diritto del lavoro  era stato concepito per lavoratori dipendenti.

Occorre quindi pensare a dei sistemi di welfare per questo tipo di lavoratori e magari anche una sorta di reddito minimo garantito che siano in grado di seguire questi cambiamenti nel mondo del lavoro.

I numeri dei lavoratori coinvolti in Italia non è al ivello di quelli americani ma è arrivato il momento di fare delle serie riflessioni sul tema del lavoro nell’epoca della sharing economy.

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