La ragazza che lucida i sogni: la storia di Ca-Shin

Ca-Shin, una bella storia di rinascita

A Parco Cavaioni, a 10 minuti dal centro di Bologna, si trova Cà Shin , uno spazio pensato per grandi e bambini ideato e gestito dalla cooperativa sociale Le Ali.
Ho scoperto Ca-Shin grazie a Francesca, “la ragazza che lucida i sogni” che è stata l’artefice della rinascita di questo luogo magico. Francesca è socia del club Scambiocasa.com di cui mi occupo in Italia e da lei abbiamo organizzato un bel raduno dei soci del club.
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Francesca “la ragazza che lucida i sogni”
L’esperienza di Ca-Shin è un bell’esempio di produzione collaborativa ma anche di resilienza e merita di essere raccontata.
Ho fatto  quindi alcune domande a Francesca, l’deatrice di questa bella iniziativa, perché volevo che fosse lei a raccontare dei suoi sogni che si sono realizzati.
Quando è nata l’idea di Ca-Shin?
L’idea nasce nel 2008 quando insieme un gruppo di cittadini, guidato dalla sottoscritta, stanco di vedere Parco Cavaioni abbandonato e colmo di problematiche sociali- droga, prostituzione campeggi abusivi roulotte, decide di raccogliere firme da portare in Comune ( quasi 500)- Il Comune decide di indire un BANDO PUBBLICO per l’assegnazione dell’area con l’edificio.

Che cosa rappresenta per te e per la tua famiglia CA-SHIN?

Quando il progetto è partito mio figlio piccolo aveva poco più’ di un anno e Sofia 4 anni, si può dire che per la nostra famiglia ca shin sia stata un’esperienza di “crescita”. I bambini hanno passato i primi anni della loro vita lavorando (pasticciando) in un progetto sociale e questo è stato un grande valore aggiunto per noi e per loro. Insegnare la generosità ( di tempo) e la condivisione da piccoli credo che sia un buono spunto di “vita sana “.

Chi ti ha supportata?

Poco prima della scadenza del Bando in 5 firmatari della “petizione” decidiamo di andare dal notaio e di fondare una cooperativa sociale ( 1000 euro a testa) e successivamente di partecipare al bando per trasformare il luogo in in punto di aggregazioni sui temi della sostenibilità ambientale e la buona cucina. Abbiamo partecipato solo noi e di conseguenza abbiamo vinto. Ci hanno supportato solo le aziende con cui lavoravo come Architetto da tantissimi anni, che hanno creduto nel progetto di cittadinanza attiva ( siamo stati precursori in questo campo) donando materiali per più’ di 450.000 euro.
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Chi ti senti di ringraziare? Chi ti ha aiutata nel progetto?

Credo che tutte le persone che abbiano aleggiato intorno al progetto siano state importanti in quel momento, soci in ingresso, in uscita. Clienti sensibili, amici che portavano amici, giornalisti che hanno capito il valore del progetto. Non possiamo dire invece lo stesso dell’amministrazione pubblica, c’è chi ha provato ad aiutarci ma …poi ci ha abbandonato nel momento del bisogno !

La Cooperativa le Ali vuole mettere in contatto le persone con la natura,occupandosi di ecosostenibilità e innovazione, facendo riscoprire antichi modi di coltivare e di mangiare, seguendo il ciclo delle stagioni e rispettando i ritmi naturali delle cose, affiancando tecnologia e innovazione nella tutela e salvaguardia dell’ambiente.
Nel 2008 la Cooperativa Le Ali vince un bando pubblico indetto dal Comune di Bologna per l’assegnazione di Villa Silvetta e di 2 ettari di Parco (sui colli bolognesi a pochi minuti dal centro di Bologna), che la Cooperativa si impegna a ristrutturare entro 2 anni.

Le collaborazione e i progetti per il territorio, progetti per il futuro?

Di progetti/idee ne avremmo avuti tantissimi, si sono tutti arenati di fronte alla burocrazia o alla mancanza delle persone “giuste” all’interno del progetto stesso. Il sogno per quel luogo era di creare uno dei primi villaggi ecosostenibile alle porte della città ( siamo a 5km dalle 2 torri) dove fare respirare i bambini e gli adulti in un vero polmone verde… ma purtroppo come mi ha detto più’ volte un assessore del Comune di Bologna : “ Architetto Lei ha troppi grilli per la testa” allora ho deciso di mettere i “grilli” per ora in una gabbietta che ogni mattina guardo e dico “ prima o poi vi libererò altrove, la collina di Bologna non vi merita!”
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Per concludere

Ca shin è stata la realizzazione di un sogno VERO, ho seguito per cinque anni un grande personaggio Shaul S. con cui ho compreso di avere diverse qualità relative al mondo onirico, che mi ha sempre affascinato tantissimo. Un giorno sognai questo luogo, insieme capii dov’era e cosa sarebbe successo se avessi trasformato queste visioni in realtà e decisi di partire con il suo sostegno. Ogni grande impresa in cui ti tuffi ha sempre i suoi lati positivi e negativi, e quest’avventura è stata veramente impegnativa, sono cambiata molti in questi anni e mi è servito come crescita personale, soprattutto a saper lasciare andare. Un connubio di forza di reagire e di sapere anche essere sconfitti, per me accettare di avere perso è sempre stato difficile. Il libro è stato frutto di una serie di coincidenze, nel 2011 inaugurammo Ca shin con una bellissima mostra sugli alberi, mostra costruita da Chiara Carrer con l’ISIA di Urbino- ( la conobbi ad Urbino andando a realizzare l’albero di natale che produceva energia, come feci nel 2009 in piazza maggiore a Bologna, insieme a Viabizzuno, Mario NANNI). Ci fu subito feeling con Chiara, i suoi disegni sono magia pura… così’ mi mise in contatto con la Carthusia che venne a Bologna a visionare il progetto e qui tutto prese forma, quattro donne ! Meraviglioso il contributo di Sabina Colloredo che rivide tutta la mia lunga poesia sull’avventura! Lei stessa e l’editrice volevano che il titolo contenesse la parola “ ragazza” non ero convinta, anzi non volevo proprio, perché questo progetto è stato sempre frutto della collaborazione di tantissime persone, ma poi mi convinsero che tutti erano poi “la ragazza” ognuno avrebbe potuto identificarsi — quindi mi venne l’idea legandolo proprio alla scintilla che fece scattare tutto un sogno VERAMENTE SOGNATO quindi “ la ragazza che lucida i sogni “ !
Per chiudere volevo dedicare una bella poesia a Francesca
RESILIENZA
Resilienza è uscire di casa per incontrare chi è “diverso” da me.
E’ vincere la paura e sciogliermi in un abbraccio. E’ conoscere e incontrare, per non morire nella noia di una casa “troppo” comoda e protetta.
Resilienza è non dimenticarmi di partire per un viaggio altrove, in altra terra, in altro luogo, con altra gente. Perché così il mio viaggio, in questa vita, non sia già finito.
Resilienza è quando condivido e cresco, quando affronto nuove sfide e percorro nuove strade, costruendo, insieme a tanti, nuovi modelli e nuovi percorsi, rendendoli consueti e agevoli per chi verrà dopo di noi.
Resilienza è non smettere mai di provarci una volta ancora, con il coraggio di lanciarmi, di giocare ancora con i miei sogni, di metterci il cuore, la passione per progettare, le doti, le capacità e le mani di molti, insieme a me, per fare.
Resilienza è vincere pigrizia, sicurezza e appagamento per mettermi ancora in gioco!
Spendermi in prima persona per fare qualcosa di nuovo, di bello, di utile e di giusto. E’ sentire che vivo per fare qualcosa di buono e di meglio.
Resilienza è l’abbraccio forte e sincero, le allegre risate, la gioia vista negli occhi di amici incontrati in tanti pomeriggi traboccanti di sole, in orti, boschi e prati perché con loro ho condiviso anni meravigliosi. Gente con un cuore grande come il mare.
Resilienza è imparare a dire “Grazie”.
Imparando così ad essere consapevole dei doni, delle opportunità, degli amici e degli amori. Di tutti quegli incontri che la vita mi offre e che, a volte stanco ed egoista, non vedo. Grazie!

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