Il birrificio Messina, un altro esempio di workers Buyout

Grazie al coraggio e all’intraprendenza di 15 ex dipendenti ad Agosto ha riaperto le porte il birrificio Messina

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A tre anni dalla nascita della cooperativa “Birrificio Messina”, comincia la produzione con le etichette Birra dello Stretto, Doc 15 e Cruda 15 (come il numero di ex operai che compongono la coop). “Ringraziamo i messinesi, ma soprattutto noi stessi, perché abbiamo creduto in un progetto ambizioso lottando con tutte le nostre forze” dice Mimmo Sorrenti, presidente della coop Birrificio Messina.
Dopo che il marchio della Birra Messina era stato acquistato da un multinazionale che ha delocalizzato  la produzione, e dopo che è fallita anche l’esperienza successiva di alcuni imprenditori che producevano la birra Triscele, gli operai si sono trovati senza lavoro.

Quindici di loro sono voluti rimanere a Messina e hanno investito i loro risparmi in una coop, aiutata dalla Fondazione città di Messina (in particolare Gaetano Giuntga e Leo Azzolina), da alcuni cittadini e in seguito della Regione che ha concesso in affitto alcuni locali.

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La storia del birrificio Messina

La crisi, come ben sappiamo, ha fatto chiudere i battenti a migliaia di imprese italiane, lasciandodecine di migliaia di lavoratori senza lavoro. Scoramento e rassegnazione, in questi casi,  possono prendere il sopravvento. Così non è stato per 15 dipendenti del Birrificio Messina: quando nel 2011 la vecchia gestione, proprietaria dello stabilimento, aveva annunciato la prossima chiusura e mandato lettere di licenziamento ai 41 dipendenti, quasi la metà di costoro hanno deciso di rimboccarsi le maniche e, investendo tempo e denaro, a distanza di cinque anni hanno riattivato la produzione, che adesso porta il nome di Birra dello Stretto.

UNA STORIA DI RISCATTO FATTA DI SUDORE, CUORE E TANTO LAVORO

Quando la vecchia proprietà decise di smantellare la fabbrica (la destinazione d’uso dei terreni su cui sorgeva il sito produttivo era cambiata, producendo una rivalutazione fino a dieci volte superiore), le ricerche di nuovi investitori non portarono purtroppo alcun risultato. Nel 2014, allora, 15 dei 41 lavoratori fecero il grande passo: investire la propria indennità di mobilità e il proprio Tfr maturato negli anni di lavoro per continuare a produrre la birra. Diventando padroni di sé stessi: fondando una cooperativa, cercando finanziatori, raccogliendo 3,2 milioni di euro.

Con questo capitale, hanno affittato due capannoni da 1200 mq forniti dall’assessorato alle Attività produttive della Regione Sicilia, comprato nuovi macchinari e completato il percorso burocratico per la costituzione di una nuova società.

L’INIZIO DELLA PRODUZIONE DELLA «BIRRA DELLO STRETTO»

Lo scorso 29 luglio è stato il gran giorno dell’inaugurazione del nuovo stabilimento. Da qualche giorno invece gli ingredienti (tre qualità di malto e quattro di luppolo) sono «in cottura» ed entro fine settembre inizierà l’imbottigliamento della «Birra dello Sretto», così chiamata perché il marchio «Birra Messina» è di proprietà di Heineken, titolare dello stabilimento due gestioni fa.

L’obiettivo dei «15» è arrivare anche all’estero nel 2017, magari sfruttando la vendita tramite il sito internet. Una bella storia di lavoro, dignità e riscatto in cui il lavoratore è diventato padrone di sé stesso: il capitalismo ai tempi della crisi ogni tanto racconta anche qualche bella storia.

2 comments

  1. Dopo che il marchio della Birra Messina era stato acquistato da un multinazionale che ha delocalizzato  la produzione, e dopo che e fallita anche l’esperienza successiva di alcuni imprenditori che producevano la birra Triscele, gli operai si sono trovati senza lavoro.

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