I gruppi d’acquisto solidale (GAS): cosa sono e a quali principi si ispirano

Cosa sono i GAS? Quali sono le caratteristiche di chi utilizza questi canali “alternativi” per fare acquisti?  Che cosa si compra grazie ai GAS?

Un’interessante ricerca , condotta da Francesca Forno e Silvia Salvi sulla rete lombarda dei GAS (e per conto dell’Osservatorio Cores e dell’Università di Bergamo)  risponde a queste domande.

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I gruppi di acquisto solidale (GAS)

Un GAS si forma attorno a tre o quattro cittadini che  scelgono di acquistare insieme alcuni prodotti rivendicando il diritto di decidere cosa e come  comprare.

Un GAS è la manifestazione di un’intesa locale tra coltivatori esenti da pesticidi, diserbanti, fertilizzanti chimici e consumatori desiderosi d’autenticità del cibo e d’una miglior alimentazione.
La loro alleanza, basata sulla preservazione di un rapporto con la natura, con il territorio, con la terra, apre un mercato locale alla piccola produzione naturale, o biologica, tagliata fuori dalla grande distribuzione.
L’istanza cruciale d’un GAS è costituita dalla fornitura e distribuzione di prodotti contadini locali (frutta, ortaggi, latte, formaggi, miele, pane…), scelti per conoscenze diretta (certificazione partecipata), in uno scambio fondato non sul profitto, ma sul giusto prezzo, in cui coltivatori e consumatori consentono un impegno equivalente.
Sviluppare rapporti economici regolati da conoscenza reciproca, negoziare, in modo trasparente, un’equa retribuzione, condividere risorse, lavoro, tempo nella gestione degli ordini, crea una situazione in cui lo scambio di merce diventa vettore di relazione, avvicinando i soggetti, invece di separali.
La moltiplicazione dei GAS, la loro tendenza naturale a collegarsi in reti funzionali mostra che la creazione d’un mercato territorializzato,  alimentato da prodotti eco-compatibili, non è solo un’opzione ecologica, ma anche una prospettiva economica realista.
L’organizzazione d’un mercato locale di questi prodotti, l’eliminazione degli intermediari, il lavoro gratuito dei membri nella gestione della struttura, l’esonero (dopo la legge finanziaria 244 del 2008) delle imposte dirette e indirette sull’attività interna ai GAS (considerata non-commerciale), fanno sì che prodotti locali di ottima qualità trovino uno sbocco commerciale, diventando accessibili (con una modica quota d’iscrizione), anche a consumatori a basso reddito.
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Quanti sono?

La moltiplicazione spontanea dei GAS fa si che è difficile sapere esattamente quanti sono.
Hanno una densità territoriale variabilissima (da 8, in Sardegna e 15, in Sicilia, fino a 195, in Lombardia).
La loro rete nazionale di collegamento (vedi www.retegas.org) ne conta 979 (circa 200.000 persone), ma stima che ce ne sia il doppio, non solo perché molti non si sono ancora presi la briga di segnalarsi, ma anche perché, a volte, il censimento registra solo la coordinazione locale di più GAS contigui.

Come funziona?

Ogni aderente paga le spese legate direttamente all’acquisto dei prodotti (prodotti, trasporti, etc.), senza nessun ricarico da parte del GAS. Le spese generai eventuali possono esser coperte solo dalle quote annuali dei soci che si aggirano, generalmente, attorno a 10-15 €, modulabili in funzione delle necessità.
Nel caso di una cooperativa di GAS i costi delle prestazioni vengono caricati ai GAS-Clienti, aggiungendosi ai costi vivi della logistica e del servizio eventualmente fornito.
I membri scelgono, collettivamente, fornitori e prodotti, privilegiando la piccola agricoltura contadina, più ricca in lavoro che in capitale, lontana dalle monoculture intensive, dagli additivi, pesticidi e prodotti chimici, rispettosa del ciclo delle stagioni, propizia alla biodiversità… assicurandosi che i processi di produzione utilizzino tecniche eco-compatibili, rispettino le norme di lavoro e la legislazione fiscale.

I prezzi sono stabiliti in modo trasparente, assieme ai produttori; lo scopo non è spuntare a tutti i costi i prezzi più bassi, ma retribuire equamente prodotti di qualità che i soci del GAS pagheranno meno degli equivalenti, nella grande distribuzione e nei negozi bio.

I prodotti freschi sono ordinati ogni settimana; altri ordini possono aver scadenza bimensile, mensile o, a volte, annuale.
Il GAS stabilisce un calendario annuale che indica le date limite degli ordini.
I membri assumono, a turno, la funzione di referente d’un fornitore, d’un prodotto o d’una famiglia di prodotti di cui si occupano dalla A alla Z: raccolgono gli ordini, in tempo utile per la settimana successiva, li trasmettono al produttore, ricevono i prodotti, ne verificano la conformità, li distribuiscono, incassano le somme corrispondenti e pagano il produttore. La puntualità dei pagamenti e dei prelievi, alle date, ore, luoghi previsti, è tassativamente richiesta.
Va da sé che le attività di condivisione delle responsabilità sono gratuite; anzi, l’impegno collettivo nella
gestione degli ordini e nella distribuzione dei prodotti costituisce, senza dubbio, un’occasione privilegiata in cui la solidarietà riesce a prender corpo.

Il profilo del “gasista” medio

La ricerca si concentra poi sul profilo socio-economico del gasista medio. Più di un terzo degli intervistati risulta laureato, sei su dieci sono occupati in posizione impiegatizie, il 93,7% partecipa al mondo dell’associazionismo. Inoltre, il reddito familiare medio si posiziona per il 56% dei casi tra i 2067 e i 3615 euro.

Solo 48 soggetti su 100 scelgono il Gas per motivi legati al mero “risparmio”, mentre il 79,6% sceglie questa via per sostenere i piccoli produttori. Il 63,7% lo fa per “costruire relazioni” e per dar seguito alla “voglia di partecipare” mediante un’azione concreta. 

 

Cosa si acquista tramite GAS

Anche l’indicatore “spesa” segna un solco tra il gasista e il consumatore del supermercato.

I prodotti più acquistati sono il formaggio, la farina, la frutta, la pasta, l’olio, la verdura e i detersivi. Quelli di minor appeal sono i dolciumi, il pane e la carne, specialmente quella bianca.

I fattori che ne determinano l’acquisto, ancora una volta, dipendono dalla qualità, dalle caratteristiche del produttore e dall’impatto ambientale. Solo dopo giunge il prezzo, che comunque è tenuto in considerazione. 

Un fattore, quello del prezzo, che incide ancora meno nella scelta fatta dal Gas durante la selezione dei produttori (34,7%). Nulla a che vedere rispetto alla qualità (97,7%), l’impatto ambientale (85,5%), le relazioni con il produttore stesso (84,9%), la prossimità (o chilometri zero) al pari del rispetto dei lavoratori (82,4%).

Andando oltre la spesa e il gasista emergono interessanti tendenze in merito a come i Gas si rapportano al proprio interno (con una scarsa capacità di rinnovare i ruoli, va annotato) e all’esterno. Mentre sei gruppi su dieci si spendono per organizzare iniziative rivolte alla cittadinanza, sette gruppi su dieci non si confrontano con le istituzioni, a conferma della distanza e del ritardo che contraddistinguono buona parte del ceto politico e amministrativo lombardo e italiano.

 La ricerca:

 

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