EXPO dei Popoli : un’idea alternativa per nutrire il pianeta

Si è concluso ieri Expo dei Popoli, il primo forum internazionale della società civile e dei movimenti contadini iniziato lo scorso 3 giugno alla Fabbrica del Vapore di Milano.

Una manifestazione – spiega Giosuè De Salvo, portavoce del comitato organizzatore – che ha voluto colmare i vuoti dell’Expo ufficiale, invitando a partecipare i grandi esclusi dall’Esposizione Universale: coltivatori, pescatori e allevatori di piccola scala, che producono il 70% degli alimenti consumati a livello globale, sono i principali investitori in agricoltura ma subiscono, al contempo, il maggior numero di vessazioni da parte del cosiddetto libero mercato.”

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L’evento è stato organizzato da 50 ONG e associazioni della società civile italiana, chiamando a raccolta oltre 180 rappresentanti di 14 reti e movimenti contadini provenienti da oltre 50 paesi del mondo.

Anche Expo dei Popoli ha la sua “Carta di Milano”, ma non si chiama così proprio per differenziarsi da un documento che, “pur enunciando principi condivisibili – afferma De Salvo -, non chiarisce le responsabilità di ciascun attore coinvolto nella sfida “Nutrire il Pianeta”. Una corretta assunzione di responsabilità – continua il portavoce dell’Expo dei Popoli – dovrebbe vedere da un lato la società civile denunciare la violazione dei diritti e dall’altra le istituzioni rispondere in modo adeguato offrendo politiche e strumenti legislativi utili a combattere le disuguaglianze e a difendere l’ambiente.”

Per questo Expo dei Popoli ha prodotto un Manifesto programmatico, frutto del lavoro svolto in questi giorni, che illustra le 10 grandi strategie già messe in campo da ONG e movimenti contadini per riuscire a nutrire il pianeta in modo sostenibile, nel rispetto dei diritti umani, della biodiversità e dei limiti del pianeta. Strategie che necessitano della massima condivisione da parte dei cittadini nonché di risposte concrete da parte dei governi internazionali.

Tra i punti fondamentali: la denuncia dell’accaparramento della terra e dell’acqua, fenomeno che ad oggi vede oltre 40 milioni di ettari di terreno fertile (pari alla superficie di Italia, Svizzera e Austria messe insieme) espropriati da multinazionali e fondi di investimento, con conseguenti sgomberi forzati e oppressione dei popoli; la richiesta di vietare gli incentivi pubblici ai biocarburanti derivanti da colture alimentari; la sospensione dei trattati commerciali dannosi per la sicurezza alimentare e la cessazione dei fenomeni di speculazione finanziarie sui prodotti agricoli.

Infine il documento evidenzia come sia necessario che vengano istituite politiche pubbliche per proteggere la biodiversità, lasciare liberi la conservazione, scambio e la vendita di sementi e promuovere una nuova cultura del cibo basata sul consumo di prodotti stagionali, locali e di alta qualità, con regole che impediscano la pubblicità di alimenti ad alto contenuto di grassi e zuccheri per i bambini.

Ospiti illustri

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La seconda giornata di Expo dei Popoli a Milano ha avuto come ospite d’eccezione Carlo Petrini, gastronomo, scrittore e attivista italiano, fondatore dell’associazione Slow Food, insignito di numerosi titoli di laurea honoris causa. Alla Fabbrica del Vapore, Petrini ha partecipato a un dialogo con Elizabeth Mpofu (coordinatrice internazionale della Via Campesina), dal titolo “Proteggere la biodiversità e garantire l’accesso alle risorse genetiche da parte dei contadini e dei popoli”.

Le sue parole sono state chiare e decise, catturando l’attenzione di una platea davvero numerosa e fungendo da vera e propria pietra miliare del forum. Carlo ha affrontato i temi che fanno già parte del manifesto di Expo dei Popoli, lanciando alcuni messaggi chiave, fondamentali per confrontarsi con tutte le realtà che lavorano per la sovranità alimentare e per l’accesso alle risorse per tutti gli esseri umani.

Ha affermato, in particolare, che l’esasperazione del libero mercato sta distruggendo le comunità agricole locali, danneggiando irrimediabilmente la biodiversità e riducendo i contadini alla fame. Anche gli OGM sono responsabili delle enormi difficoltà economiche che colpiscono i Paesi poveri: la sovranità alimentare non sarà possibile fino a quando arriveranno dall’estero derrate alimentari frutto di manipolazioni transgeniche. La sua non è, però, una condanna delle innovazioni: dev’esserci un dialogo tra scienza e saperi tradizionali. Ma un dialogo che sia veramente alla pari.

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