Cosa vuol dire consumo collaborativo?

Il consumo collaborativo è un modello economico basato su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione siano questi beni materiali, servizi o conoscenze.

È un modello che vuole proporsi come alternativo al consumismo classico riducendo così l’impatto che quest’ultimo provoca sull’ambiente.

Il consumo collaborativo racchiude in sé tutte quelle attività che permettono di condividere, scambiare, prestare, affittare e regalare servizi o beni di qualsiasi tipo, svolgendo tutto con l’aiuto della tecnologia moderna.

Anche se molte persone non saprebbero definire in modo preciso il significato di “consumo collaborativo” sono molti coloro che lo praticano in maniera non consapevole. Magari anche voi lo avete già sperimentato senza sapere a che modello economico a si ispira.

Facciamo alcuni esempi:

Un esempio tipico dell’applicazione di questo modello economico ci sono:

  • la condivisione (sharing)
  • il baratto (bartering)
  • il prestito (lending)
  • il commercio (trading)
  • il noleggio (renting)
  • la donazione (gifting)
  • lo scambio (swapping)

reinventati attraverso le tecnologie della rete in modi e tempi mai resi possibili prima.

Si stanno sviluppando nuovi mercati basati sul “peer-to-peer” in cui la modalità comune con cui le persone possono scambiare uno spazio in disuso, merci, competenze, denaro e servizi, e siti come questi stanno nascendo ogni giorno nel mondo.

Il consumo collaborativo è quindi un modello di business che distrugge, supera e reinventa non solo ciò che consumiamo, ma come consumiamo.

Anche se variano notevolmente in dimensione e scopo, queste società e organizzazioni stanno ridefinendo come le merci e i servizi vengono scambiati, valutati e creati in aree tanto varie come finanza, turismo, agricoltura e tecnologia, educazione e vendita al dettaglio.

Prendendo in considerazione gli imprenditori mondiali, gli attori di questa rivoluzione ed esaminando la crescita delle iniziative imprenditoriali come pure le società costituite che si concentrano su queste opportunità, gli autori descrivono a grandi linee in modi coraggiosi e fantasiosi come il consumo collaborativo può cambiare in meglio il mondo.

Le origini del fenomeno

Il termine consumo collaborativo fu utilizzato per la prima volta da Ray Algar nel 2007. In seguito il concetto cominciò ad acquisire popolarità nel 2010 grazie al libro “What’s Mine is Yours: The Rise of Collaborative Consumption” di Rachel Botsman co-autrice di questo libro che aveva puntato il dito contro l’accesso ai beni e servizi che molto spesso ha un’importanza prioritaria nella necessità di ottenere il bene stesso.

 Quello-che

Un cambiamento culturale ed economico

Alla base del consumo collaborativo c’è un’idea che è quella di stravolgere il classico concetto di consumismo e valorizzare la condivisione delle risorse per il bene comune. Una vera e propria rivoluzione per contrastare il consumo tradizionale. Si tratta di un movimento che presuppone un cambio culturale ed economico delle abitudini di consumo, creando nuovi modelli che sono potenziati grazie ai social media e le piattaforme.

Uno dei problemi maggiori è senza dubbio l’affidabilità degli utenti, ma basta creare dei profili per gli utenti con valutazioni e referenze per ovviare a questo problema. Un concetto che fino a pochi anni fa era senza dubbio irrealizzabile, ma che oggi si sta evolvendo e affermando in ogni settore grazie ad Internet.

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