Cosa si intende con “Crowdfuding”?

Il crowdfunding è un fenomeno che si è diffuso negli ultimi anni ma che trova radici ben più radicate nel tempo. Il termine utilizzato, che racchiude in sé i concetti di folla (“crowd”) e finanziamento (“funding”), ha in realtà un significato ben più profondo che per certi versi può essere sintetizzato come una reinterpretazione della raccolta fondi nell’era digitale.
I motivi principali della sua rapida diffusione sono da ricercare nella situazione geopolitica globale e nella crescente diffusione dei social media. Infatti, generalmente parlando, il crowdfunding consiste nell’utilizzare Internet per la raccolta di capitale da gruppi di persone con interessi comuni al fine di finanziare un progetto o un’iniziativa.

Le origini del fenomeno

Al contrario di come si può credere, questa tipologia di finanziamento è presente, in forme diverse, già da vari secoli. Molti ritengono che il crowdfunding moderno sia una rielaborazione di pratiche storiche risalenti al ‘700 e all”800. Tra la fine del ‘700 e la prima metà dell ‘800, lo scrittore irlandese Jonathan Swift ispirò gli “Irish Loan Fund”, degli istituti collettivi di microcredito che combattevano la povertà del popolo irlandese. Alla fine dell”800, la rivista “The World”, di proprietà di Joseph Pulitzer, lanciò una raccolta di fondi dal basso per finanziare il piedistallo e l’istallazione della Statua della Libertà, dopo che il Comitato preposto era riuscito a raccogliere solo 150.000 dei 300.000 dollari necessari.  Il primo ad avere l’intuizione di operare il micro finanziamento attraverso la rete on line fu Michael Sullivan che nel 2006 conio il termine “crowdfulding”, obbiettivo di Sullivan era quello di creare un incubatore per progetti ed eventi in qualche modo legati ai videoblog, che includeva una semplice funzionalità per effettuare donazioni online. Questo schema era “basato su reciprocità, trasparenza, interessi condivisi e soprattutto finanziamento da parte della folla online. Tuttavia, il termine crowdfunding ha cominciato ad essere usato in modo estensivo solo qualche anno dopo con l’avvento della piattaforma Kickstarter.

Gli elementi del fenomeno

In questo contesto, gli elementi che compongono il fenomeno del crowdfunding, possono essere visti come uno scambio di informazioni (idee e progetti) e di capitale (fondi) tra persone o gruppi di persone (crowd), attraverso strumenti informatici (social media, social network), in un ambiente virtuale (Internet).

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Esistono due tipologie di crowdfunding: il reward crowdfunding e l’equity crowdfunding.

Reward Crowdfunding

Questa tipologia di crowdfunding è la più diffusa per numero di piattaforme e prevede per l’investitore una ricompensa commisurata con il contributo. Solitamente la piattaforma dà due o più scelte di contibuto ordinate per entità e con ognuna associata la sua ricompensa. Le piattaforme di questo tipo a seconda se l’obiettivo di finanziamento è stato raggiunto o no seguono due dei seguenti schemi: “Keep-it-all” (tieni tutto) oppure “All-or-nothing” (tutto o niente).

Equity Crowdfunding

L’equity crowdfunding è una modalità di finanziamento che consente a società non quotate di raccogliere risorse finanziarie dal pubblico a fronte di quote azionarie. Secondo la definizione adottata da Consob, “si parla di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa”.

Tipicamente, la presentazione delle richieste di finanziamento è effettuata attraverso piattaforme web che promuovono le iniziative presso i propri utenti e consentono loro di investire importi anche minimi. L’attività delle piattaforme, proprio perché rivolta ad un pubblico di potenziali investitori non necessariamente quaiificati, assume i contorni della sollecitazione del pubblico risparmio.

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Esiste anche un’altra forma di crowfunding: il crowfunding civico

Crowdfunding civico

Il crowdfunding civico è una delle tipologie di raccolta fondi dal basso che sta riscuotendo maggior successo. Un numero crescente di soggetti istituzionali come comuni, enti provinciali, municipalità etc. se ne sta servendo per finanziare opere pubbliche e attività di restauro del tessuto urbano. Il crowdfunding civico propugna il superamento della separazione concettuale tra le sfere del privato, del pubblico e dell’impresa in vista di un bene e di un benessere comune.

“Un’economia civile sta emergendo, un tipo di economia fondamentalmente aperta e sociale. Si tratta di un’economia che sta fondendo la cultura del web 2.0 con la finalità civica. Nella nostra definizione la civic economy comprende persone, iniziative e comportamenti che fondono modi innovativi di fare dalle sfere tradizionalmente distinte della società civile, del mercato e dello Stato. Fondata su valori e obiettivi sociali, e utilizzando approcci di collaborazione profonda per lo sviluppo, la produzione, la condivisione della conoscenza e il finanziamento, la civic economy genera beni, servizi e infrastrutture comuni in modi che né lo Stato né l’economia di mercato da soli sono stati in grado di realizzare”.

Grazie al crowdfunding civico alcune metropoli hanno avviato importanti best practice. Tra queste ci sono la campagna pubblica per la costruzione di un ponte pedonale a Rotterdam nel 2011,]quella per la conversione di un magazzino sotterraneo in parco pubblico a New York[ e quella lanciata dal sindaco di Philadelphia nel 2013 per acquistare materiale scolastico. In Italia un primo interessante esempio di crowdfunding civico è quello lanciato dal Comune di Bologna per il restauro del Portico di San Luca,  uno dei monumenti simbolo del capoluogo emiliano.

Come funzionano le piattaforme di crowdfunding

Le piattaforme reward-based danno ai loro utenti la possibilità di mettere in prevendita i loro articoli ( o servizi) in cambio di “ricompense”, senza dover sacrificare il capitale sociale. Mentre quelle equity-based, danno la possibilità ad un gruppo di investitori di finanziare startup o piccole aziende in cambio di alcuni titoli, facendoli quindi diventare proprietari di una parte del business. Ogni piattaforma di crowdfunding trattiene una commissione percentuale.

La legislazione italiana in fatto di crowdfunding

L’Italia è il primo Paese europeo a disporre di una legislazione ad hoc per disciplinare l’equity crowdfunding. Contrariamente negli altri Paesi i portali di crowdfunding vengono equiparati ad applicazioni già esistenti (pubblico risparmio, servizi di pagamento).

Questa differenza nasce in risposta alla crisi che ha colpito il nostro paese nel 2008, che ha colpito, come noto, in maniera principale, le PMI e le start up.  Proprio ad un tipo particolare di start up, quelle innovative, sono state dedicate alcune norme introdotte dal decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (noto anche come “Decreto crescita bis”).

Le startup italiane che ce l’hanno fatta grazie al crowdfunding

Nonostante tutti i problemi che il crowdfunding incontra in Italia, esistono startup che lo hanno utilizzato per finanziarsi. Ne abbiamo selezionate 5 che raccontano chi e come ce l’ha fatta.

1. Diaman Tech: veneta, è la prima operazione di equity crowdfunding in Italia e risale al 31 dicembre 2013. La piattaforma utilizzata è quella di Unicaseed, il primo portale di equity crowdfunding autorizzato dalla Consob. L’obiettivo di 147mila euro è stato centrato e superato, arrivando a 160mila euro, in soli tre mesi. Diaman Tech è lo spin-off delle attività tecnologiche e software del gruppo Diaman Holding e si occupa di ricerca, sviluppo, produzione e distribuzione di prodotti software per la finanza.

2. TocTocBox: ha raggiunto gli 80mila euro prefissati grazie a 25 investitori che hanno donato, in media, 3200 euro a testa, con un range che andava tra i 250 e i 35mila euro. Si tratta di una piattaforma collaborativa per le spedizioni: gli utenti diventano per la prima volta sia fruitori che esecutori di un servizio di spedizione. È una specie di AirB’nB delle spedizioni da utilizzare nel caso in cui si voglia far arrivare un pacco da Firenze a Napoli tramite persone che devono comunque fare quel viaggio. Il prezzo? Da stabilire in base a distanza e spazio occupato dal pacco in un’ottica di cost sharing: chi spedisce contribuirà alle spese di viaggio di chi trasporta. Una volta consegnato il pacco, l’utente rilascerà un feedback a uso e consumo degli altri utenti. Nelle prossime settimane TocTocBox cercherà di raggiungere i 120mila euro, andando in overfunding.

3. ShinSoftware: la campagna di crowdfunding è stata fatta su Assiteca Crowd e ha permesso di raccogliere 402mila euro con 19 investitori (che in media hanno investtito 21mila euro ciascuno e hanno ottenuto il 34% delle quote). Il progetto è quello di una piattaforma informatica, SHOWin3D, che consente di convertire i file CAD (indispensabili per la produzione di qualsiasi oggetto) in rendering 3D interattivi, visualizzabili da chiunque in modo assolutamente intuitivo e senza alcuna conoscenza o capacità informatica, tramite i principali browser su computer, tablet o smartphone.

4. BIOerg: è una startup marchigiana che ha realizzato un metodo low-cost per la produzione del destrano, un polimero di sintesi naturale versatile e attualmente impiegato solo nell’industria farmaceutica dato l’elevato prezzo di vendita che oscilla dai 300 ai 3000 €/kg in base alla purezza del prodotto. BIOerg ha isolato un microbo iperproduttore di destrano e ottimizzato il terreno di cultura, abbattendo il costo di produzione e quindi il prezzo di vendita e aprendo così la strada verso nuove applicazioni tra cui la cosmetica, il settore alimentare, il settore dell’healthcare e il recupero delle acque reflue. La campagna è la prima, e per ora unica, presentata sulla piattaforma marchigiana Next Equity, legata all’Università di Camerino, e ha raggiunto il proprio obiettivo di raccolta di €452.576 in due mesi dal lancio, grazie al contributo di 56 investitori che, dunque, in media, hanno investito ciascuno €8.100 a fronte di un complessivo 44% di quote della società.

5. Cynny: 300mila euro raggiunti per l’1% di capitale. Si tratta di una piattaforma utilizzata per la condivisione di contenuti che mira a rivoluzionare il mercato del content sharing. Si possono realizzare video interattivi con i propri contenuti, consentendo a chiunque di trasformare in video le proprie foto, clips e musica direttamente nel browser di smartphone, tablet o PC di chi li guarda. Cynny permette di adattare i contenuti in base alla fisionomia dello spettatore durante la riproduzione del Livecast (video), che si “adatta” alle sue reazioni emotive/espressive. Ha una valutazione molta alta per essere una startup (quasi 30milioni di euro), per questo ha varato una seconda tranche da 600mila euro, di cui 400 sono già stati raccolti.

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