Benvenuto a casa tua: la “sharing economy” più autentica al BTO di FIRENZE

Il 30 Novembre ho tenuto un keynote al BTO (BuyTourismOnline) di Firenze sulla sharing eonomy più autentica, quella dello scambio di casa.

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Ho parlato delle riflessioni raccolte nel  libro “Benvenuto a casa tua” e in particolare

  • del significato del termine “sharing economy” non del tutto chiaro e condiviso
  • dei motivi del successo di questo nuovo modello economico
  •  di come la sharing economy ha cambiato le nostre vite
  • del futuro della sharing economy
  • di come sfruttare questa nuova opportunità

Cosa si intende con “sharing economy”?

Molto difficile è dare una definizione univoca della “Sharing Economy” perchè sotto il cappello di questa parola ricadono forme e prassi di condivisione e collaborazione molto diverse.

È un sistema economico in cui beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet” (dall’Oxford English Dictionary che inserisce il termine “sharing economy” a partire dal 2015)

Quindi secondo questa definizione sono esempi di sharing economy Airbnb, Gnammo, Uber, BlaBlaCar, ScambioCasa ecc…

Quando nasce la definizione termine “sharing economy”?

La prima apparizione del termine sharing economy è avvenuta a partire dalla seconda metà del 2000 quando lo sviluppo delle nuove tecnologie tra le quali internet, gli smartphone e la coscienza di un necessario miglior sfruttamento delle risorse hanno creato l’esigenza di rivedere i modi di produzione uso e consumo delle risorse stesse.

Una delle prime personalità importanti che ha utilizzato il termine, anche fautore del trend, è il professore dell’Università di Harvard Yochai Benkler. Egli fu uno dei primi a concepire l’utilizzo di open source software dichiarando che attraverso l’utilizzo di questi software si può mitigare l’effetto negativo indotto da una produzione orientata al consumo piuttosto che all’utilizzo, condividendo le risorse a disposizione.

Esempio famoso di open source è rappresentato dal sistema operativo UNIX, il sistema operativo che ha rivoluzionato le nostre vite a cui si ispirano Android il sistema operativo più diffuso tra i cellulari e ma anche IOS, il sistema operativo degli Iphone che sono i due sistemi operativi che si contendono il mercato dei cellulari.

 La produzione collettiva, quindi, é un fatto reale, non una cosa passeggera. È il cambiamento critico di lungo termine causato da Internet. Le relazioni sociali e gli scambi diventano molto più importanti di quanto non siano mai stati come fenomeno economico.

 In qualche contesto, migliora persino l’efficienza, a causa della qualità dell’informazione, della capacità di trovare le persone migliori, dei minori costi di transazione. È una cosa sostenibile, e sta crescendo in fretta“

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Da un discorso di Yochai Benkler del 2005 sulla nuova economia dell’Open Source (http://www.ted.com/talks/yochai_benkler_on_the_new_open_source_economics)

Questo modello economico, che utilizza nuove modalità di consumo, sta aprendo nuove opportunità di sviluppo e crescita economica, ma soprattutto è l’artefice di un lento ma continuo processo di trasformazione culturale e sociale.

Le ragioni del successo della sharing economy

  • La sharing economy è figlia di un approccio più resiliente e partecipativo della cittadinanza e dei lavoratori alla crisi che ha coinvolto il mondo
  • della necessità di ridurre i consumi che ormai tutti sentiamo a che per contribuire alla salvaguardia del pianeta e delle sue risorse
  • consente la condivisione di risorse su larga scala
  • consente di passare dal paradigna del “possesso” a quello dell’ “accesso”

La sharing economy porta con se anche alcuni problemi legati alla concorrenza (ad esempio tra albergatori e airbnb o tra tassisti e Uber) ma anche riguardo la tutela dei lavoratori coinvolti.

Come ha sottolineato The Economist in uno degli speciali sulla Sharing Economy (“The riseof sharing economy” http://www.economist.com/news/leaders/21573104-internet-everything-hire-rise-sharing-economy) rappresenta senz’altro una risposta alla crisi economica che stiamo vivendo.

Di sicuro non soppianterà l’economia tradizionale, ma proponendo modelli complementari rispetto a quelli esistenti e coinvolgendo amministrazioni pubbliche, imprese tradizionali, nuovi business, comunità e singoli cittadini, potrà portare benefici sociali ed economici anche importanti, incidendo sulla capacità di creare occupazione come già sta facendo.

In che modo la sharing economy ha cambiato le nostre vite?

Ci ha consentito di passare dal “possesso” all’utilizzo, questo emerge dai dati di una importante ricerca condotta negli Stati Uniti nel 2013

disownershipNegli USA questa tendenza verso il “non possesso”  è più forte che altrove: dai dati della ricerca emerge che il 53% degli americani ha preso in prestito, scambiato beni che prima erano considerati di proprietà. Il 24% degli americani si sente ora più orientato all’accesso dei beni. I lati positivi di questo fenomeno? Un risparmio di denaro (nel 53% dei casi) e meno manutezione e necessità si conservare la emrce nel 39%  dei casi. Questo è quanto emerso da un sondaggio della Harris Intercative nel Febbraio 2013 (vedi infografica sopra https://www.sunrun.com/why-sunrun/about/news/press-releases/new-survey-reveals-disownership-new-normal)

 

Il futuro della sharing economy, alcune riflessioni

Si stima che in Europa il mercato della sharing economy si aggiri attorno ai 28 milioni di euro che diventeranno 570 in medo di 10 anni (stima PWC).

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In Italia il giro d’affari del 2015 è stato di 3,5 milIiardi che potrebbero diventare anche 25 nel giro di 5 anni (stima sole 24 ore).

Una crescita decisamente più lenta, quasi di assestamento (le persone che hanno provato servizi collaborativi, descritti come servizi di condivisione di beni e servizi tra individui, sono passate dal 25% dell’anno scorso al 27% di quest’anno, tendenzialmente flat dopo la crescita iniziale dal 13% del 2013 al 22% del 2014).

D’altro canto la dimensione dell’uso di servizi specifici di sharing (non solo quelli definibili in modo ristretto “sharing economy”, quindi da Uber a Blabla Car, da AirBnB al social street) è ben più alta ed in crescita (dal 39% dell’anno scorso al 53% di quest’anno).

Una diversa prospettiva secondo il punto di vista da cui si guarda: cresce la penetrazione dei servizi di uso condiviso, non cresce, invece, l’economia della condivisione della proprietà individuale.

L’ingresso di brand multinazionali, da Uber a Airbnb ed Eni, se da un lato ha generato una sostanza economica non banale e nuova per modello di business, dall’altro lato, però sta rischiando di ridefinire il concetto originario della Sharing Economy, tradizionalmente fondato su tre motivazioni di base: il desiderio di condivisione di esperienza, un certo senso etico e di anti-consumismo, l’imprenditorialità.

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